QUESTA POLICY

Una guida e le sue parti

Faccio dell'AI metà del mio mestiere: ne parlo, la insegno, la critico. Sarebbe imbarazzante usarla di nascosto.

PARTE 1 » Come e perché uso l'AI

I principi, cosa mi impone (o non mi impone) l'art. 50, e come nasce davvero un contenuto.

PARTE 2 » Dove uso l'AI

La mappa: quali contenuti sono umani, quali assistiti, quali generati.

PARTE 3 » Come te lo segnalo

I modi concreti con cui marco e dichiaro, tipo per tipo.

PARTE 4 » Cosa puoi aspettarti

I tuoi diritti a saperlo, e come contattarmi.

INTRO

Una AI Policy un po' differente…

Dal 2 agosto 2026 si applica l'articolo 50 dell'AI Act, la norma europea sulla trasparenza dei sistemi di intelligenza artificiale. In due parole spicce: se un contenuto è fatto (o truccato) da un'AI, in certi casi bisogna dirlo.

Ora, la parte divertente: l'art. 50 ha un buco fatto apposta per uno come me. Per i testi che informano il pubblico su temi di interesse pubblico l'obbligo di dichiarare "questo l'ha scritto un'AI" non si applica se il contenuto è passato da revisione umana o controllo editoriale e qualcuno se ne prende la responsabilità. Siccome io rivedo, correggo e firmo tutto quello che pubblico, alla lettera della legge non sarei obbligato a dirti quasi niente.

E allora perché questo documento? Gli stessi tre motivi della Privacy Policy:

  • trasparenza » preferisco dirti una cosa in più che una in meno, soprattutto su un tema su cui rompo le scatole a tutti gli altri;

  • eccesso di zelo » preferisco fare un filo meglio del necessario;

  • coerenza » non posso predicare trasparenza sull'AI e poi essere opaco sulla mia.

Quindi qui dentro trovi molto più di quanto la legge mi imponga. Se ti perdi, se vuoi un dettaglio, se pensi che non basti: [email protected].

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PARTE 1

Come e perché uso l'AI

Il mio ruolo (e perché non mi autoinchiodo a un'etichetta)

Resto un utilizzatore: uso sistemi di AI di terzi senza modificarli, non addestro né altero i modelli — e anche se un domani mettessi in piedi un assistente conversazionale, girerebbe comunque su modelli di terzi non modificati.

Le etichette che la legge appiccica a chi usa l'AI non sono il punto di questo documento, e non ho intenzione di rincorrerle. Quello che conta per te è il comportamento, ed è uno solo: se stai parlando con un'AI, te lo dico prima che tu apra bocca; se un contenuto è fatto o truccato da un'AI in modo che potresti crederlo umano, te lo segnalo.

Come marco i contenuti: due hashtag (e il silenzio)

Non mi invento una notazione nuova: uso quella che già metto sui caroselli. Due hashtag, e una regola sul non-detto.

  • #AIassisted » l'AI mi ha aiutato (ricerca, prima bozza, riscrittura, sintesi), ma la struttura, le tesi, le scelte e la revisione finale sono mie. C'è sempre un controllo editoriale umano: è la ragione per cui, sui testi, la legge non mi obbligherebbe nemmeno a dirtelo. Io lo dico lo stesso.

  • #AImade » il contenuto è in prevalenza prodotto da un'AI: tipicamente immagini, voce sintetica, avatar. Qui la marcatura non è cortesia, è dovere (contenuti sintetici e "deepfake", art. 50(2) e 50(4)).

  • Nessun hashtag » non c'è stata AI (o solo editing standard: correttore, ricerca, montaggio). E questa è la parte importante: l'assenza del tag è una dichiarazione, non una dimenticanza. Se non c'è #AIassisted né #AImade, è roba umana.

Cosa dice l'art. 50, tradotto

Quattro situazioni, quattro regole:

  • Ci stai parlando? (art. 50(1)) — se interagisci con un sistema di AI (un chatbot), devi saperlo che è un'AI, non una persona.

  • È sintetico? (art. 50(2)) — audio, immagini, video o testo generati artificialmente vanno marcati in modo leggibile dalle macchine (watermark/metadati): è un obbligo di chi fornisce lo strumento generativo. Dal canto mio, quella marcatura non la rimuovo e, dove serve, aggiungo quella visibile.

  • È un deepfake? (art. 50(4), primo caso) — immagini/audio/ video che sembrano reali ma non lo sono vanno dichiarati come artificiali. Con un'eccezione per le opere palesemente artistiche/creative o satiriche, dove lo dico in modo da non rovinarti la visione. Le illustrazioni ovviamente generate non sono deepfake e non richiedono il tag visibile.

  • È testo di interesse pubblico? (art. 50(4), secondo caso) — testo pubblicato per informare il pubblico su temi di interesse pubblico va dichiarato se generato da AI — salvo revisione/ controllo editoriale umano. Io ricado nell'eccezione, e dichiaro comunque.

Il principio che tengo fermo

L'AI non decide al posto mio, e non firma al posto mio. Su tutto ciò che porta il mio nome c'è una testa e una responsabilità umana — la mia. L'AI è uno strumento potentissimo, non un ghostwriter anonimo. E nessuna decisione con effetti legali o discriminatori è mai lasciata a una macchina.

Come nasce un contenuto (il flusso, senza trucchi)

Per farti capire dove l'AI mette le mani e dove ci sono io, ecco come va davvero. Non tutti i contenuti fanno tutti i passi (un post scritto salta la registrazione), ma lo schema è questo:

  • 1. Pesco i contenuti » parto da fonti che seleziono io: letture, notizie, spunti che curo da tempo. Decidere cosa vale la pena raccontare è farina del mio sacco. (io)

  • 2. L'AI prepara una bozza » le passo il materiale e le mie indicazioni, e mi tira su una prima stesura nella mia voce. È carne da lavorare, non un prodotto finito. (AI)

  • 3. Rivedo, riscrivo, decido » taglio, correggo, ribalto tesi, aggiungo quello che l'AI non poteva sapere. Struttura e opinioni sono mie. (io)

  • 4. Ci metto la faccia » per i video, di regola, sono io a parlare, con la mia voce e la mia faccia. Quando invece uso un mio deepfake — è capitato davvero, per esempio mentre ero in ospedale — non te lo nascondo: il tag #AImade compare a video (sovraimpressione) e in descrizione, così sai che quello lì non sono io in carne e ossa. (io / AI dichiarata)

  • 5. Sintesi e rifinitura » trascrizione, taglio, sottotitoli, montaggio: qui l'AI torna a darmi una mano sul lavoro sporco. (AI di supporto)

  • 6. Pubblico e taggo » esce con #AIassisted (o #AImade se è sintetico), e la responsabilità di quello che leggi resta mia. (io)

Il senso è tutto qui: l'AI accelera, io decido e firmo. In nessun passaggio la macchina pubblica al posto mio.

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PARTE 2

Dove uso l'AI

I contenuti che pubblico sono, di norma, assistiti da AI: la produco io con i miei strumenti, la struttura e la firma restano mie. Non è un'eccezione da confessare, è il mio metodo di lavoro. Qui sotto la mappa per tipo, con l'hashtag che ci trovi sopra.

  • Caroselli LinkedIn / Instagram#AIassisted
    È qui che l'hashtag già vive: bozza assistita, approvazione e firma mie prima della pubblicazione.

  • Ciao Internet (video e approfondimenti) → #AIassisted
    Ricerca e bozza assistite; struttura, tesi e delivery miei, revisione totale.

  • Newsletter Denkschule#AIassisted
    Selezione e stesura assistite; i titoli e le descrizioni delle notizie sono generati — e sì, ogni tanto ci scappa un errore. Taglio e firma miei.

  • Articoli, editoriali, libri, rubrica TGCom24#AIassisted
    La bozza nasce quasi sempre con l'AI, poi la rimaneggio pesantemente io — sfortunatamente per lei. Controllo editoriale pieno.

  • Post singoli LinkedIn / Instagram#AIassisted
    Bozza assistita, approvazione mia prima della pubblicazione.

  • Sottotitoli, clip e short verticali#AIassisted
    Trascrizione e taglio assistiti, revisione umana.

  • Voce sintetica / avatar (se e quando usati) → #AImade
    Contenuto sintetico → marcatura dovuta.

  • Immagini generate confondibili col reale#AImade
    Deepfake ai sensi dell'art. 3: potrebbero sembrare autentiche → tag.

  • Illustrazioni palesemente generate (stilizzate, cartoon, copertine) → nessun tag
    Non sono deepfake: niente tag visibile, i metadati dello strumento restano.

  • Chatbot / assistenti conversazionaliavviso in interazione
    Al momento non ne ho di pubblici. Se e quando, ti avviso che è un'AI prima che tu scriva (art. 50(1)).

  • Autorisponditore a parola chiave (es. DM automatici IG) → nessun tag
    Non è AI: uno script che intercetta una parola e risponde preconfezionato — fuori dall'art. 50.

  • Roba mia, scritta di getto, senza AInessun tag
    L'assenza di tag è la dichiarazione. Esistono ancora, giuro.

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PARTE 3

Come te lo segnalo

Per ciascun tipo, il metodo concreto di disclosure:

Testi e contenuti assistiti → #AIassisted

  • L'hashtag #AIassisted nel post o nella descrizione. Punto: è visibile, è cercabile, resta attaccato al testo se ti ricondividono.

  • Non servirebbe per legge (c'è controllo editoriale umano, art. 50(4) mi esenta), ma lo metto per coerenza.

Contenuti sintetici e deepfake → #AImade

  • L'hashtag #AImade in modo visibile (in descrizione, e in sovraimpressione per video/immagini quando ha senso).

  • Immagini: metto il tag su quelle che potrebbero essere scambiate per reali (è la definizione di deepfake). Le illustrazioni palesemente generate — come quelle che uso di norma nelle copertine — non sono deepfake e non richiedono il tag visibile; in dubbio, taggo.

  • Regola adamantina sul C2PA: la marcatura leggibile dalle macchine apposta dalla piattaforma (di norma MidJourney) non la elimino MAI — nemmeno sulle illustrazioni ovvie, nemmeno sulle copertine. È l'obbligo tecnico dell'art. 50(2), a carico di chi fornisce lo strumento; io non lo saboto, punto.

  • Per contenuti palesemente artistici o satirici: lo dichiaro in modo da non rovinare la fruizione (eccezione art. 50(4)).

Interazione con AI / chatbot → avviso, non hashtag

  • Al momento non ho chatbot pubblici. Se e quando ne attiverò uno, la regola è già scritta: avviso all'inizio dell'interazione — "Stai parlando con un assistente AI, non con una persona." — chiaro, prima che tu scriva. Qui l'hashtag non c'entra: la trasparenza deve arrivarti nel momento in cui interagisci.

  • Attenzione a non confondere: un autorisponditore a parola chiave (per esempio il DM automatico su Instagram che parte quando scrivi una certa parola) non è intelligenza artificiale — è un mero script che intercetta un termine e ti manda un messaggio preconfezionato. Non lo dichiaro come AI perché non lo è, e non ricade nell'art. 50. Automazione non vuol dire intelligenza.

Editing standard → niente

  • Correttore ortografico, ricerca, strumenti di montaggio, traduzione tecnica: nessun hashtag, rientrano nell'editing normale (eccezione prevista dalle Linee Guida). Se l'AI diventa co-autrice del contenuto, allora scatta #AIassisted.

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PARTE 4

Cosa puoi aspettarti (e chiedermi)

  • Diritto di sapere » hai diritto a capire quando un contenuto è assistito o generato da AI, e questa policy serve a questo.

  • Diritto di chiedere » se un contenuto non è chiaro, scrivimi e ti dico esattamente com'è stato fatto.

  • Diritto di segnalarmi un buco » se trovi qualcosa di AI-assistito che non ho marcato, dimmelo — lo sistemo.

  • Cosa NON faccio » non uso l'AI per prendere decisioni con effetti legali su di te, non genero deepfake ingannevoli di persone reali, non spaccio per umano ciò che è artificiale.

Per tutto: [email protected]. #EstoteParati.

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